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[Graster Loyalar] Le cronache.
#1
Erano passati pochi mesi dal suo arrivo nelle valli, prima di giungere ad Ashabenford aveva minuziosamente compilato una lista delle cose avrebbe dovuto fare, Mistledale era una tappa del suo viaggio, la cui destinazione era Battledale ed Hap. Il fato, o gli Dei, la pensavano direttamente, e tutti i suoi proposito erano stati cancellati, proprio come un impetuoso vento trascina via le nuvole dal cielo. 

La Guerra, i volontari, gli Ogre, gli Shadovar, la passione ed il trasporto per una donna, erano tutti accadimenti che in rapido ed irrefrenabile accadimento lo avevano travolto, stordito senza possibilità di opposizione. Eppure ora era lì, seduto al limitare del campo di battaglia nelle Terre delle Bestie, osservando la mattanza di uomini da ambo le parti dello schieramento, uomini che poco prima aveva visto lasciare il campo base perfettamente inquadrati, determinati e risoluti, e con i quali aveva condiviso pasti, bevute, conversazioni.

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Sapeva che la guerra raccontava di vite spezzate, emozioni condivise, dolore, disperazione... vittoria.

Poco prima aveva volto il suo sguardo verso il punto in cui ora giacevano i cadaveri degli uomini, e degli umanoidi, che combattevano per i propri ideali, per i propri obbiettivi, giusti o sbagliati che fossero. Lui non era lì per giudicare quanto, piuttosto, per osservare con i proprio occhi il volere di Tempus e della sua Signora e partecipare secondo il volere degli stessi.

[Immagine: 2rdgmy1.jpg]

Il clangore delle lame che cozzavano sugli scudi, l'odore acre del sangue, il silenzio dopo la tempesta non erano poi suoni, momenti, percezioni così conosciute al sacerdote, non aveva mai preso parte ad una guerra di tale importanza, una guerra che tutto sommato lo riguardava solo marginalmente, non si sentiva figlio di questa terra quanto piuttosto compagno d'arme di altre persone con cui condivideva quei momenti e nei confronti delle quali, tutto sommato, provava un nascente sentimento di amicizia: Uskail, Ivor, Vaghar, Urdo, Ivan, Vesna, Lucinde, persino la sacerdotessa di Torm, Annette Mahtlin: persona generosa, caparbia, risoluta, ma a suo modo di vedere, assolutamente inadatta a condurre degli uomini e poco avvezza alla vita militare. Dimenticava sicuramente qualche nome, ma non i volti dei suoi compagni.

I volontari avevano fatto la loro parte, con abnegazione ed insospettabile coesione e risolutezza, a parte qualche sporadico episodio di insofferenza reciproca tutto stava andando secondo i piani del comandante Nelyssa. Gli dei fino a quel momento erano stati benevoli, elargendo financo il dono della vita, lui stesso ne era stato beneficiario. Ora, disteso nella sua branda di fortuna, sotto il firmamento della volta celeste, mentre il suo sguardo indugiava su Velyahn, rinnovava le quotidiane preghiere alla sua signora affinché le sua azioni fossero guidate dalla volontà della stessa. Sicuramente "Il Cavaliere" non era pienamente soddisfatto del suo operato, anche lui sentiva in cuor suo di non aver dato quanto potesse, ma le circostanze erano particolari: era un volontario, non un soldato; era  inquadrato in un esercito che di tale aveva per lo più il nome, costituito sulla base di una milizia cittadina; non aveva un ruolo di comando e tutto sommato era logico, arrivato da poco nelle valli e sconosciuto, per quale motivo avrebbe dovuto averne uno; il tempo non era stato dalla sua parte.

La Battaglia delle Bestie, così si era ripromesso di ricordarla, una battaglia appunto, una delle tante che contribuiscono all'esito di una guerra, un conflitto di cui era certo la fine era ancora lontana. La sua convinzione, che credeva essere quella di molti altri, era che dietro i gemellii ogre ci fossero gli Shadovar e che questi anelassero ai territori delle valli, per qualche fine che ancora gli sfuggiva nella sua completezza.
[Immagine: Graster-Loyalar-1.gif]
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